Conoscienza - Master in Comunicazione delle Scienze - Università degli Studi di Padova
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La ricerca di eccellenza affidata ai giovani
di Furio Bobisut, 05/02/2009

  

Tra la fine di ottobre e i primi di dicembre sono scaduti i termini per le domande di partecipazione all’assegnazione dei finanziamenti europei per la ricerca: ERC starting independent researcher grants (ERCSG), seconda edizione: la prima si è conclusa nel 2007.

Qualche elemento sulla storia e le caratteristiche di questo sistema di finanziamento istituito nel 2006 dal Consiglio Europeo per la Ricerca (ERC): la motivazione di base fu che in Europa erano troppo scarse le opportunità per i giovani ricercatori di sviluppare una carriera indipendente e di sganciarsi dai ricercatori senior a capo dei gruppi: questo problema strutturale portava ad uno spreco di talenti. La via di uscita scelta fu quella di offrire finanziamenti a giovani ricercatori, con anzianità fra due e nove anni dopo il dottorato, unicamente sulla base della qualità della ricerca proposta.
I 22 membri dell’ERC, riunitisi il 26 e 27 aprile 2006 a Vienna, attribuirono quindi priorità al sostegno delle carriere indipendenti dei ricercatori di eccellenza di tutta Europa. La strategia adottata dall’ERC fu di istituire due linee di finanziamento, operanti entrambe in tutti i settori della ricerca di base per la durata del settimo programma quadro (FP7). Nella fase iniziale fu fatto partire il programma ERCSG per dare sostegno ai giovani ricercatori. Una seconda linea di finanziamento, “Advanced investigator research grant”, fu creata in seguito per i progetti condotti da ricercatori in una fase più avanzata della carriera.

Occupiamoci dell’iniziativa ERCSG, che rappresentò anche una novità per l’UE dal punto di vista del metodo: fino ad allora tradizionalmente erano stati finanziati programmi presentati da grandi reti di laboratori, nella maggior parte dei casi per ricerca applicata, anziché progetti individuali.
Con questa nuova strategia si richiesero proposte di ricerca di eccellenza, di notevole impatto, di metodologia innovativa, guidate da un soggetto con le potenzialità per diventare leader a livello mondiale; si offriva la possibilità di amministrare fondi, tra 100 e 400 migliaia di Euro all’anno per cinque anni, in maniera indipendente dai colleghi più anziani, purché naturalmente fossero previsti spazi e strumenti adeguati, da ottenere anche con il finanziamento, presso una struttura esistente che garantisse l’ospitalità al progetto.
Tre furono i settori scientifici di riferimento, per i quali si previde indicativamente una ripartizione di budget:
-    Scienze fisiche e ingegneria (PE): 45%
-    Scienze della vita (LS): 40%
-    Scienze sociali e umanistiche (SH). 15%
Venti comitati scientifici (5 per SH, 8 per PE e 7 per LS), composti da esperti di grande qualificazione, nominati dall’ERC, provenienti da tutti i settori scientifici disciplinari, furono chiamati a giudicare i progetti: ciascuno era formato da 10-15 membri, un presidente e poteva avvalersi di altri esperti come referee: un meccanismo di “giudizio dei pari”(peer review) ben collaudato ed usato anche in enti di ricerca italiani.

Il primo ottobre 2007 l’ERC emise il primo comunicato stampa sullo stato, intermedio, dell’esame delle proposte. Ben 9187 progetti erano stati presentati, molti di più dei circa 3000 attesi; 8794 furono esaminati e 559 furono selezionati ed invitati ad inviare una seconda versione del progetto (PSV). Dei 559 PSV, 45% erano del settore PE, 37% di LS e 18% di SH, in buon accordo con le previsioni. Nella distribuzione per nazione ospitante l’Italia si colloca al primo posto per numero di progetti esaminati (poco meno di 1600) e al quinto per quelli ammessi alla seconda fase (49 progetti).

Veniamo ai risultati finali dell’estenuante valutazione, conclusasi nella primavera del 2008: i comitati giudicarono 430 progetti degni di ottenere un finanziamento, ma con il budget dell’ERC di 290 milioni di Euro si prevedeva di poter finanziare solo i primi 200 classificati. In questo gruppo l’Italia si classifica terza, dopo UK e Francia, con 20 progetti: un risultato prestigioso. I due grafici riassumono alcuni dati statistici. Un’analisi accurata dei vincitori rivela che oltre a questi 20, ci sono anche 11 progetti presentati da ricercatori italiani che lavorano in laboratori inglesi, olandesi e francesi: questa è un’importante dimostrazione, con riscontri obiettivi e non con chiacchiere, del valore dei giovani ricercatori italiani, laureati nelle nostre università e che si dedicano alla ricerca nelle università e negli enti di ricerca italiani e nei laboratori europei.

Nella classifica per nazione ospitante dei 430 progetti, che hanno superato la soglia, l’Italia è al quinto posto con 39 progetti. Anche questo risultato è senz’altro lusinghiero, soprattutto se si tiene conto di parametri macroeconomici: dai dati pubblicati da Eurostat sulla ricerca e tecnologia, la spesa media nel 2006 nell’UE a 27 paesi per ricerca e sviluppo (R&D) è 1,84% del PIL; mentre per l’Italia è 1,10% del PIL; il rapporto di scienziati e ingegneri sul totale della forza lavoro è in UE27 4,8%, mentre in Italia è 3.1% ( vedi tabella).
Qual è stata la sorte dei 230 progetti che inizialmente sembrava non potessero essere finanziati?
Francia, Italia (attraverso il Fondo per gli investimenti di Ricerca di Base, FIRB), Spagna, Svezia e Svizzera con iniziative nazionali hanno deciso di contribuire al finanziamento e l’ERC ha stimato di poter finanziare circa 300 progetti, cosicché tutti sono stati posti nelle condizioni di partire.

Abbiamo chiesto un commento al professor Massimo Inguscio, presidente del comitato PE2 (Fundamental constituents of matter):
“Le proposte iniziali per il nostro comitato sono state circa 400. Molte di queste erano veramente creative e presentate da candidati che nel loro curriculum avevano già dimostrato dati di indipendenza e leadership. In generale le domande presentate da italiani sono state ben al di sopra della media, più di quella presentate da tedeschi e francesi messi insieme. Anche il successo è stato però ben superiore alla media: circa il 13% contro un rate di successo previsto del 2%. Per quanto riguarda il Panel PE2, sono stati selezionati per la fase finale 24 progetti. Nei primi 12, direttamente finanziati dall’ERC, due sono italiani. Nei secondi 12 ci sono altri progetti italiani che recentemente sono stati comunque finanziati dal MIUR.
L’esperienza è stata quella di una selezione che si è basata esclusivamente su criteri di giudizio scientifico (sono stati coinvolti 4 o 5 referees per ogno progetto), con particolare riguardo ad una strategia di incentivo all’indipendenza, senza considerare criteri di distribuzione di area scientifica, di nazionalità, di genere o altro.”

Arriviamo alla sorpresa finale: tre ricercatori di Padova sono risultati vincitori: Livia Conti, della Sezione di Padova dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che ha proposto una ricerca per studiare i fenomeni legati allo stato di non equilibrio termodinamico; Marco Zorzi, del Dipartimento di Psicologia Generale, con un programma per sviluppare modelli computazionali in grado di simulare i processi cognitivi umani; Sara Richter, del Dipartimento di Istologia e Microbiologia, con un progetto per la sintesi e l’analisi dell’attività di nuovi composti antitumorali.
Forse è stato sbagliato scrivere “sorpresa finale”: non c’è alcuna sorpresa, perché ben si conosce l’eccellenza della ricerca che viene svolta a Padova.
Non aggiungo altri commenti oltre a ciò che ci dicono i risultati, i grafici e le tabelle, che chiaramente smentiscono le affermazioni riduttive, o peggio, sul valore degli scienziati italiani e delle loro ricerche; tutto questo però in un contesto in cui le risorse dedicate a R&D sono obiettivamente scarse e sono insufficienti gli incentivi per attrarre giovani scienziati dall’estero.

Poiché questo è il giornale del Master in Comunicazione delle Scienze, mi pare appropriato riportare un  altro commento di Massimo Inguscio:
“Una nota finale che mi viene suggerita dal titolo del Master. Sono risultate vincenti le proposte che, oltre ad avere un grosso spessore scientifico, sono state presentate con chiarezza e forte impatto nella comunicazione dei problemi da affrontare e nei progressi fortemente significativi previsti. Si consideri che il panel è fortemente interdisciplinare e che quindi bisogna rivolgersi non necessariamente a specialisti”.

Furio Bobisut è direttore del Master in Comunicazione delle scienze dell'Università di Padova

 

 

 

 Investimento in R & S

(Milioni di €)

 Investimento in R & S

in % sul PIL

Scienziati e ingegneri

% della forza lavoro

 EU 27

212 837

 1.84

 4.8

 Belgio

5 798

 1.84

 7.9

 Germania

58 231

 2.48

 5.7

 

 Spagna

11 382

 1.12

 4.6

 Francia

37 983

 2.13

 4.8

 

 Italia

15 599

 1.10

 3.1

 Olanda

9 168

 1.73

 5.6

 Regno Unito

31 828

 1.76

4.9

 
 

 

 


La parola ai vincitori padovani.

 
Descrivi brevemente l'argomento della ricerca, dove verrà svolta, da quante persone e la durata prevista.

Livia Conti: La ricerca intende studiare i fenomeni legati allo stato di non equilibrio termodinamico: noi siamo circondati da e siamo noi stessi sistemi in non equilibrio termodinamico (basti pensare alla radiazione che ci viene dal sole). Nella ricerca ci concentreremo su esperimenti di fisica fondamentale quali i rivelatori di onde gravitazionali. La ricerca durerà 5 anni e sarà principalmente svolta all'INFN di Padova e Legnaro (http://www.rarenoise.lnl.infn.it/); parte del lavoro teorico verrà svolta al Dipartimento di Matematica del Politecnico di  Torino mentre lo sviluppo di sofisticati oscillatori in silicio verrà svolta all'Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del  CNR a Trento. Il progetto coinvolgerà circa 8 persone tra ricercatori e tecnologi più personale tecnico dei servizi.

Marco Zorzi: L'obiettivo del programma di ricerca è di sviluppare modelli computazionali in grado di simulare accuratamente i processi cognitivi umani, dall'apprendimento in età evolutiva fino al comportamento patologico in seguito a disturbi neurologici. La caratteristica fondamentale del mio approccio è che i processi cognitivi sono visti come una proprietà emergente delle interazioni complesse e non lineari tra semplici neuroni organizzati in reti neurali ricorrenti che apprendono senza supervisione.
La ricerca verrà svolta nel mio laboratorio, Computational Cognitive Neuroscience Lab (http://ccnl.psy.unipd.it), che si trova all'interno del Dipartimento di Psicologia Generale dell'Università di Padova. Il progetto ha una durata di 4 anni e prevede l'impiego a tempo pieno di tre ricercatori post-doc (due sono già stati reclutati). Alcune fasi del progetto prevedono inoltre il contributo di colleghi in Francia e nel Regno Unito con cui ho a lungo collaborato negli anni passati.

Sara Richter: Il progetto prevede la sintesi e l’analisi dell’attività di nuovi composti antitumorali, la cui attivazione è modulabile nello spazio e nel tempo.
Il gruppo è formato da me, come PI, e da post-doc e studenti di dottorato, la maggior parte da assumere. La parte di sintesi è condotta da un gruppo esterno, presso l’Università di Pavia: questo gruppo è formato da un professore associato e da studenti di dottorato. Tutta la parte di analisi, sia a livello molecolare che cellulare, sarà svolta a Padova.
Crediamo molto in questo progetto per cui lo stiamo già portando avanti, nonostante la ristrettezza di fondi.
Un progetto simile è stato presentato per quattro anni consecutivi al PRIN ed è sempre stato bocciato.

E' una ricerca che parte da zero o era già in corso?

L.C.: La ricerca è completamente nuova nel senso che non prosegue delle attività già avviate ma, per rispondere a una domanda nuova, apre un nuovo fronte di indagine, mettendo in comunicazione due campi della conoscenza finora totalmente disgiunti.

M.Z.: La ricerca era iniziata alcuni anni fa grazie al supporto di un "Progetto di Ricerca di Ateneo" dell'Università di Padova. I risultati di quel progetto, anche se preliminari, rappresentano una dimostrazione di fattibilità che ha probabilmente contribuito al successo della mia proposta all'ERC.

S. R.: Questo particolare progetto di ricerca parte da zero, ma la collaborazione con il gruppo di sintesi è già avviata da qualche anno e questo progetto è stato pensato in base ai risultati ottenuti finora.

C'è competizione da parte di altri gruppi?

L.C.: La problematica è originale, non mi risulta che nessun altro ci stia lavorando. Prevedo comunque che la nostra prima pubblicazione avrà un forte impatto e mi auguro che altri ricercatori decidano di condurre studi analoghi ai nostri.

M.Z.: Si, principalmente con gruppi nel Regno Unito e in USA. La competizione è relativamente limitata dal fatto che queste ricerche sono altamente interdisciplinari.

S. R.: C'è molta competizione su questo argomento nel mondo (farmaci che hanno come bersaglio il nostro stesso target molecolare), ma la nostra è un'idea che non è ancora stata testata da nessuno e quindi assolutamente innovativa.

Si prevedono ricadute applicative?

L.C.: Sì, gli studi dei fenomeni di non equilibrio hanno ricadute dirette sulle micro e soprattutto nanotecnologie.

M.Z.: Si, anche se in modo indiretto. Il progetto si basa su metodi computazionali che rappresentano lo stato dell'arte nelle ricerche di machine learning. E' possibile utilizzare questi stessi metodi per costruire sistemi intelligenti applicati a problemi di varia natura (per es. nell'industria).

S. R.: Sì, certamente, come si capisce dalla risposta alla prima domanda.

I progetti di ricerca appoggiati dall'ERC devono essere innovativi, ma potrebbero anche essere ad alto rischio; è questo il caso?

L.C.: Sì e no. Da un punto di vista del lavoro teorico e numerico, il raggiungimento di nuovi risultati e importanti è abbastanza certo: quindi il rischio e' basso. Diverso è il caso del lavoro sperimentale: qui si scommette sulla esistenza di un effetto importante. Può anche darsi che l'effetto sia piccolo, al limite non misurabile: il fatto è che non si può predire l'entità' dell'effetto sotto indagine, perché non è stata sviluppata adeguatamente la teoria.

M.Z.: Ritengo che in questo caso il rischio sia modesto. I risultati preliminari che ho descritto nella proposta all'ERC dimostravano la fattibilità del progetto.

S. R.: Sì, è un progetto innovativo e quindi anche a rischio. In ogni modo, per ogni step ho descritto i rischi, come risolvere i possibili problemi e quali informazioni riusciremo comunque a ottenere dal progetto, che si riesca ad arrivare fino alla fine o meno (ma noi confidiamo di essere successful!).
 
 




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