Conoscienza - Master in Comunicazione delle Scienze - Università degli Studi di Padova
Articoli > Astrofisica e Cosmologia

Big science: il Very Large Telescope
di Giulia Realdon, 05/02/2009

La sfida tecnologica per l'osservazione del cielo.

In astronomia la sfida tecnologica si gioca sulle dimensioni degli strumenti per l’osservazione del cielo e, in questa competizione, oggi l’Europa occupa una posizione di assoluto primato con il Very Large Telescope array (VLT), costruito a oltre 2600 metri sul Cerro Paranal, nelle Ande cilene, dall’ESO, Organizzazione Europea per la ricerca astronomica nell’emisfero Sud.
VLT è un sistema costituto da 4 telescopi con specchio primario da 8,2 metri, detti UT, e 4 telescopi ausiliari mobili da 1,8 metri, gli AT. I 4 UT, costruiti dal 1998 al 2001, portano i nomi in lingua mapuche di Antu (Sole), Kueyen (Luna), Melipal (Croce del Sud) e Yepun (Stella della sera, cioè Venere).

Perché tanti strumenti nello stesso luogo? La risposta è che i telescopi possono lavorare insieme, combinando i fasci di luce con una precisione al millesimo di µm (10-6 m) per mezzo di un sistema di specchi  situati in tunnel sotterranei. In questo modo  essi formano un gigantesco “interferometro”, cioè uno strumento in grado di rilevare dettagli visibili solo con un telescopio di dimensioni assai più grandi. La risoluzione angolare arriva al millesimo di secondo d’arco, come dire che si potrebbero distinguere i fari di un’auto sulla Luna.
I 4 UT, alloggiati in edifici alti quasi 30 metri (come una casa di 10 piani) in grado di ruotare in sincronia con gli strumenti, possono operare anche singolarmente, modalità di lavoro più frequente. Per mezzo dei numerosi strumenti di cui sono dotati, gli UT possono osservare oggetti celesti fino alla trentesima magnitudine apparente nelle lunghezze d’onda dall’ultravioletto (300 nm) all’infrarosso (20 µm), sia per ottenere immagini che per spettroscopia. Per osservare in modalità interferometrica ogni notte sono comunque disponibili i 4 AT che, vicino agli altri giganti, sembrano persino piccoli. Gli AT sono mobili su rotaie di precisione per mezzo di “trasportatori”, che sollevano e muovono ogni strumento con la sua cupola come se fosse una lumaca meccanica.

La giustificazione per la definizione del VLT data dall’ESO (“il telescopio ottico tecnologicamente più avanzato del mondo”) è fornita anche dall’ottica adattativa attiva che caratterizza gli specchi primari degli strumenti. Si tratta di specchi singoli la cui curvatura può essere modificata istantaneamente in modo da compensare la turbolenza atmosferica, già ridotta dalle condizioni climatiche dalle Ande cilene. I sensori  del  VLT rilevano la distorsione del fronte d’onda della radiazione incidente e, tramite computer, comandano dei piccoli pistoni che modificano la curvatura dello specchio correggendo la qualità del segnale.
Il sistema di ottica adattativa viene tarato su una stella guida presente nel settore di cielo da osservare, ma che fare se non è presente una stella adatta allo scopo nella zona da studiare? Al VLT hanno risolto il problema realizzando nel 2007 una stella guida “fai da te”. Si tratta di una stella artificiale creata da un fascio laser che fa brillare gli atomi di sodio situati a circa 90 km di altezza nell’atmosfera: uno spettacolo da fantascienza nelle limpide notti sul deserto di Atacama in cui si trova il Cerro Paranal.
La tecnologia d’avanguardia e la localizzazione privilegiata hanno portato ad una serie impressionante  di risultati scientifici ottenuti al VLT, i quali rendono l’ESO il maggior produttore di dati astronomici con base a terra: in media due pubblicazioni al giorno su osservazioni che vanno dal sistema solare allo spazio profondo.

La condizioni ambientali più adatte a un osservatorio astronomico non lo sono altrettanto per coloro che vi trascorrono periodi più o meno lunghi di attività. Per tale motivo è stato costruito per gli astronomi ed i tecnici un edificio abitativo, dotato di serra e piscina, che compensa i rigori del deserto andino offrendo un microclima artificiale sub-tropicale. Il luogo, detto Residencia, è così suggestivo che è stato scelto per girare alcune scene dell’ultimo film di James Bond (Quantum of Solace).

Giulia Realdon è una studentessa del master (anno 2008)

 

Per saperne di più:

Per chi volesse vedere una presentazione del VLT “stile 007” si consiglia il video che si trova all’indirizzo:

http://www.eso.org/public/outreach/bond/Flash007/

Chi apprezza le informazioni tecniche può invece guardare un video sulla stella laser:

http://www.eso.org/public/outreach/bond/Downloads_files/vid-07-06-small.mov

Per tutti si consiglia il sito dell’ESO, ricco di informazioni e di immagini su VLT e sugli altri telescopi della organizzazione astronomica europea:

http://www.eso.org/public/

 





Torna alla categoria Astrofisica e Cosmologia

ARCHIVIO ARTICOLI
arrow Politica della ricerca - Dibattiti
arrow Astrofisica e Cosmologia
arrow Biologia e Medicina
arrow Fisica e Chimica
arrow Matematica
arrow Terra e Ambiente
arrow Teconologie
arrow Scuola e didattica
arrow Storia e filosofia della Scienza
arrow Comunicazione della Scienza
arrow
Appuntamenti a Padova
all'Università di Padova convegno del master convegno nazionale al San Gaetano 150 anni di evoluzione mostra a Padova
Scienza a Padova
Recensioni
dialogo a distanza con Woody Allen di Angelo Guerraggio e Vito Paoloni di Dava Sobel dialogo di Marco Alloni con Margherita Hack di Michael Frayn
Università di Padova
Notizie Brevi
40 anni fa a Padova uno dei pochi centri europei specializzati scoperto da un gruppo di ricercatori norvegesi un nuovo gigante che scruterà il cielo a Padova
Parole della Scienza
moderne e tradizionali organismi geneticamente modificati e il morbo della "mucca pazza" e le sue mille virtù riempie il cosmo