Conoscienza - Master in Comunicazione delle Scienze - Università degli Studi di Padova
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Ricerca scientifica per la previsione dei sismi
di Roberta Camuffo, 19/05/2009

Quasi tutti gli articoli di giornale e sul web pubblicati a ridosso dell’evento sismico riportavano la domanda “si possono prevedere i terremoti?” La questione così però non è posta nel modo corretto.

Quasi tutti gli articoli di giornale e sul web pubblicati a ridosso dell’evento sismico riportavano la domanda “si possono prevedere i terremoti?” Secondo i filo-Giulianisti, sì; secondo la gran parte della comunità scientifica, no.

La questione così però non è posta nel modo corretto. Se da una parte i sismi, in qualche misura, sono prevedibili, quello che non si riesce ancora a fare è una previsione deterministica, ovvero individuare data, luogo e intensità (magnitudo) di un determinato terremoto.
Da alcuni decenni ormai, in numerosi istituti di ricerca internazionali, si studiano i cosiddetti “precursori” dei terremoti, ovvero quei segnali che si ritiene siano in diversa misura correlati con un successivo evento sismico. Uno di questi è il gas radon che, in prossimità di una scossa di terremoto, può sprigionarsi dal terreno in misura superiore alla media del luogo.
Purtoppo però, gli studi sui precursori finora non sono ancora riusciti a dare risultati certi in termini di previsioni.

Ciò non significa che queste ricerche siano prive di fondamento scientifico, significa invece che bisogna lavorare nella direzione di una rete organizzata di stazioni di rilevamento su scala nazionale. Almeno per quanto riguarda l’Italia.

Il professor Renato Funicello - ordinario di Geologia Strutturale alla Facoltà di Geologia all’Università di Roma e Vice-Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica - ai microfoni di Radio3 Scienza ha confermato che nel caso del sisma abruzzese era stata effettivamente rilevata un’emissione locale di radon. “Con le nostre stazioni abbiamo visto che i segnali sono arrivati sino all’area romana, a forte distanza dall’epicentro (60-70 Km). Se avessimo una rete sistematica su territorio nazionale, avremmo forse trovato l’epicentro dell’anomalia del radon o di altri precursori dei terremoti. Avremmo potuto dire “in quel sito si verificherà un evento”.”
Allo stato attuale però non esiste un sistema organizzato di rilevamento perché non c’è ancora un progetto nazionale.

Lo conferma anche Fedora Quattrocchi, primo tecnologo alla sezione di Sismologia e Tettonofisica all’Ingv (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia) ed esperta di geochimica dei fluidi, “Il radon è un ottimo parametro per indicare uno stress elevato rilasciato dalla roccia. Ma il monitoraggio fatto con una sola stazione non è sufficiente.”
Tutti i rilevamenti locali dovrebbero far riferimento tramite rete telematica all’Ingv cui spetterebbe il compito di allertare eventualmente la protezione civile.
Su questo punto è chiaro Funicello.  “I dati rilevati dalle stazioni locali autonome non vanno diffusi in maniera indiscriminata, ma organizzati. Altrimenti si crea un’idea sbagliata della ricerca." In altre parole, è  un comportamento sbagliato quello di lanciare un allarme pubblico, senza collegare i propri dati con quelli degli altri ricercatori.

Roberta Camuffo è una studentessa del master - anno 2009

 





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