Conoscienza - Master in Comunicazione delle Scienze - Università degli Studi di Padova
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La comunicazione e la Big Science
di Gualtiero Pisent, 23/07/2009

La Scuola di Erice su “Scientific Journalism and Communication” - 1st Edition: Communicating Energy - Erice, 6-9 luglio 2009

La Scuola, diretta da Enzo Iarocci (già Presidente dell'INFN) e da Barbara Gallavotti, si inserisce nell'ambito delle attività del Centro Ettore Maiorana di Erice, fondato da Nino Zichichi.

L'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare coordina tutta la ricerca italiana nel settore della fisica del nucleo e delle particelle, ed è coinvolto (in modo più o meno diretto) in tutte le grandi imprese che riguardano questo campo e che hanno oramai raggiunto dimensioni più spesso continentali (e intercontinentali) che nazionali.

Durante quattro giorni di grande tensione intellettuale, scienziati e giornalisti italiani e stranieri hanno raccontato parallelamente le storie di queste imprese, che rappresentano certo solo una parte di ciò che la modernità offre, ma una parte assai peculiare e significativa per capire come il pensiero (ai più alti livelli) cambia il mondo e costruisce il futuro.

Lo scopo dichiarato della Scuola era quello di mettere a confronto scienziati e giornalisti, laboratori e redazioni, e ciò è stato fatto esplicitamente con tavole rotonde molto stuzzicanti già nei titoli. Per esempio: How to Handle the Media: Maximizing the Opportunity and Minimizing Risk (N.Marchant e N.Bennet), The choices for Energy: what should be the Role of Media (F.Turone,  M.Kubo, R.Gupta, G.Zollino, L.Cifarelli), Journalists and Scientists in Science Communication: different goals, perspectives and tools (P.Vittet-Philippe, J.Jackson, Y.Morita, Y.Motomura, A.Vaccgi, P.Green).

Ma l'aspetto più interessante della rappresentazione era dato a mio avviso dalle relazioni parallele di giornalisti e scienziati,  relazioni indipendenti ma correlate.

Le relazioni scientifiche, senza rinunciare al rigore (altrimenti non sarebbero  state più scientifiche) hanno cercato di cogliere gli aspetti generali, sociali e a volte filosofici dei problemi, delle ricerche e dei progetti, cioè di impostare un meta-discorso sulla scienza, cosa che avviene abbastanza raramente, a mio avviso più raramente di   quanto l'argomento in sè meriterebbe.

Gli interventi dei giornalisti hanno confermato che esiste oramai nel mondo una vasta professionalità di giornalismo scientifico, non nel senso di un sostegno acritico a tutti i prodotti della scienza, ma nel senso di un superamento di certe posizioni, da noi ancora molto popolari,   che la scienza forse non fa bene alla salute psichica (posizioni alla Husserl), che rappresenta un'esercitazione dello spirito potenzialmente pericolosa, o che tutto sommato non è importante, poichè contano solo le dinamiche sociali.

Si legge nello Statuto di Erice: Technology can be for peace and for war. The choice between peace and war is not a scientific choice. It is a cultural one...

Il concetto è certamente condivisibile e a mio avviso generalizzabile nel modo seguente.

Quella forma di conoscenza del mondo che si chiama scienza riveste un carattere fortemente oggettivo (non nel senso che esista un'oggettività assoluta, ma che in una graduatoria di possibili oggettività,  quello strumento di conoscenza occupa certamente uno dei primi posti). Essendo fortemente oggettiva, la scienza lascia  meno spazio a libere scelte al suo interno.  Ma nel confronto con il resto del mondo, non solo c'è spazio per esercitare tutte le libertà possibili, ma per esercitarle nel modo migliore. Nel senso che il partire dai dati di fatto non opinabili, capiti bene e meditati a lungo, è la guida migliore per esercitare poi le legittime libertà su tutto ciò che è opinabile, ed esercitarle nel modo più razionale e rispettoso di tutti.

Come si legge nell'intestazione, questa prima edizione della Scuola è stata dedicata al problema energetico, e questa impostazione ha fatto nascere subito e spontaneamente i meta-discorsi sulle scelte energetiche (nazionali e mondiali) che saranno cruciali per il nostro benessere futuro e per l'equilibrio dell'ambiente.

Le fonti cosiddette rinnovabili di energia (energia eolica, solare, idroelettrica,  da biomasse)  sono state discusse da T.Hartkopf di Darmstadt, R.Gupta di Los Alamos e T.Berman di Rehovot. Sono stati discussi in particolare i problemi di continuità (o scarsa continuità) nella produzione, e le difficoltà connesse allo stoccaggio e alla distribuzione.

I vari aspetti dell'energia nucleare sono ovviamente gli argomenti su cui l'INFN è il soggetto più adatto a raccogliere e distribuire le informazioni più precise e aggiornate (ed è a ciò istituzionalmente deputato).

J.M.Delbecq (Energy from the atom: Innovation towards Sustainability) parla di una Nuclear renaissance, basata sui seguenti argomenti:

–    La crescente domanda di energia, connessa anche con la crescita demografica, non sembra poter ottenere soddisfazione solo dalle fonti tradizionali e da quelle rinnovabili.

–    Il deciso miglioramento in rendimento e sicurezza dei reattori di terza generazione (e di quella che viene chiamata un po' avveniristicamente quarta generazione) fornisce nuove garanzie.

–    Il terzo punto, molto importante è la crescente preoccupazione per l'effetto serra e i conseguenti possibili cambiamenti climatici, mentre è noto che il reattore nucleare è, almeno in questo senso, safe

Ma oltre che di fissione, nella Scuola si è parlato molto di fusione.

La produzione di energia ottenuta tramite il processo di fusione di nuclei leggeri, è anch'essa libera da emissioni di gas-serra, ed ha (nei confronti del tradizionale processo di fissione di nuclei pesanti), due importantissime virtù:

–    C'è un'illimitata quantità di combustibile a disposizione (mentre la disponibilità di uranio rappresenta, come è noto, un problema).

–    Non ci sono prodotti radioattivi di lunga vita media.

Purtroppo la realizzazione del processo (bruciare una stella sulla terra) presenta come è noto enormi difficoltà.  Più volte è stato evocato Prometeo, poichè rubare il fuoco agli dei è in qualsiasi epoca impresa mitica, ma contestualmente difficile e presumibilmente costosa sia in senso morale che materiale.

Questo aspetto della questione rende il discorso sulla fusione particolarmente adatto a quel tipo di tribuna che la Scuola offre, perchè rappresenta una grande sfida per il futuro alle frontiere della conoscenza, e comporta uno sforzo per il miglioramento delle tecnologie ai massimi livelli.

Essendo noti i progetti italiani (per esempio RFX a Padova) ed europei (JET in Gran Bretagna), il convegno si è occupato soprattutto di ITER, che è un'enorme e costosa collaborazione mondiale, con sede a Cadarache in Francia.

Quest'ultimo progetto è stato presentato in due relazioni separate, dal responsabile scientifico (N.Holtcamp) e dal responsabile comunicativo (N.Calder).

Sorge spontaneo a questo punto un ulteriore commento: le grandi imprese scientifiche, che operano ai limiti dell'universo conosciuto e fanno uso di collaborazioni continentali e mondiali con costi molto elevati, si sono interfacciate da tempo con il problema della comunicazione, e lo hanno risolto in modo generalmente molto brillante, con uffici stampa efficienti e ad alto livello culturale.

Anche il CERN e la macchina LHC sono stati presentati in due relazioni separate, dal Direttore scientifico S.Bertolucci e dall'addetta stampa R.Van den Broek.

Non poteva mancare una sezione dedicata alle macchine acceleratrici di particelle.

Gli acceleratori costituiscono lo strumento principale d'indagine sulle proprietà della materia a livello microscopico. Sono il nuovo cannocchiale, puntato verso l'infinitamente piccolo anzichè verso l'immensità del firmamento. O meglio, in una visuale più moderna, sono l'equivalente di quello che le astronavi rappresentano per l'astrofisica (costi elevati e tecnologia di frontiera).

Gli acceleratori sono uno strumento molto versatile, usato in appoggio alla tecnologia dei reattori, in processi di possibile pulizia delle scorie nucleari, e addirittura in biomedicina (l'irraggiamento di materia tumorale usando adroni accelerati da macchine anzichè raggi gamma o elettroni, sembra dare vantaggi sostanziali, soprattutto per la possibilità di compiere una selezione fra cellule sane e malate).

Oltre alle già ricordate relazioni su LHC, hanno parlato di acceleratori F.Takasaki(KEK, Giappone) ed A.Pisent (INFN, Legnaro).

Completano il quadro (un quadro esauriente, aggiornato e affascinante) due argomenti un po' più marginali rispetto al tema dell'energia.

La relazione di L.Palumbo (INFN, Frascati), ha per titolo Nanobeams  for Nanoscience. Le nanotecnologie riguardano a rigore un ambiente dimensionale super-nucleare, più vicino all'atomo di idrogeno (dieci alla meno undici metri) e alla molecola, che al raggio del protone (dieci alla meno quindici metri).  Contengono comunque un'enorme quantità di esperienza scientifica e tecnologica, che conferisce il supporto più raffinato e moderno (per esempio elettronico ed informatico) ad ogni tipo di laboratorio sperimentale.

Il secondo argomento è nella relazione di J.Carr (CCP, Marsiglia), dal titolo Exploring the Sky from the depths of the Sea.

ANTARES è una grande collaborazione internazionale (cui partecipa anche l'INFN). Si dispongono sui fondali del Mediterraneo in una zona davanti a Marsiglia, batterie di contatori che ricoprono un'area di circa 10 ettari. Si rileva la radiazione Cerenkov dovuta ai muoni prodotti dai neutrini. L'essere sul fondo del mare scherma almeno parzialmente il sistema dalla radiazione cosmica che viene dall'alto, e che potrebbe indurre processi parassiti rispetto alla misura che si vuole eseguire.

L'insolito ambiente subacqueo che si adotta come laboratorio, conferisce all'impresa un aspetto particolarmente arduo e affascinante. Bisogna affrontare problemi tipicamente interdisciplinari, e cimentarsi con l'effetto corrosivo dell'acqua di mare, le correnti sottomarine, i disturbi della bioluminescenza, eccetera.

Il vasto e interessante materiale fin qui elencato, mi porta naturalmente ad alcune considerazioni conclusive.

La comunicazione scientifica, cioè l'alleanza fra produttori di conoscenza e distributori di informazione, è stata riconosciuta da tempo e da ambedue i versanti come socialmente cruciale. È un'alleanza di interesse comune e generale, ma  non scevra da problemi.

Si tratta sostanzialmente di superare una barriera naturale che esiste fra una cultura e una metodologia dura e rigorosa, necessaria per un'esplorazione seria del mondo da un lato, e l'arte del raccontare dall'altro, che deve soddisfare anche ad altri canoni: essere facile, accattivante, deve toccare corde delicate della psicologia del lettore, anche al di fuori della pura razionalità.

Quello che emerge dalla rassegna che ho appena delineato, è che le grandi imprese scientifiche alle frontiere della conoscenza, consentono di superare, almeno in parte ma molto naturalmente la barriera.

Alcune riprese subacquee mostrate da Carr parlando di ANTARES, hanno un fascino alla Giulio Verne, che basta da solo ad attirare l'attenzione. Così, sull'onda dell'emozione, a qualcuno può anche venire la voglia di capire meglio che cos'è un neutrino.

Ma lo stesso effetto può fare la visione dell'enorme tunnel sotterraneo di LHC, o l'illustrazione di come i vari pezzi di ITER vengono trasportati da posti o addirittura da continenti lontani, a destinazione.

Più in generale, la semplice esposizione dei fatti, porta naturalmente a cogliere tutto lo sforzo materiale e la tensione intellettuale che sottende queste imprese, poichè esse rappresentano il massimo che si può fare, nel momento storico dato, per vedere e capire ciò che è, nel mondo di cui siamo parte.

Gualtiero Pisent dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare è docente del Master in comunicazione delle scienze.





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