Conoscienza - Master in Comunicazione delle Scienze - Università degli Studi di Padova
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Dolomiti: un grande successo, una mezza bocciatuta
di Franco Viola, 23/07/2009

Preceduta per un mese da profetici articoli sui quotidiani e in televisione, il 26 giugno scorso UNESCO ha finalmente decretato la dignità delle Dolomiti ad essere parte del Patrimonio naturale dell’Umanità.

Preceduta per un mese da profetici articoli sui quotidiani e in televisione, il 26 giugno scorso UNESCO ha finalmente decretato la dignità delle Dolomiti ad essere parte del Patrimonio naturale dell’Umanità (World Heritage List). Nel giro di poche ore i massimi livelli della Politica e delle Amministrazioni hanno espresso, con una certa monotonia di argomenti, il loro entusiasmo per il successo della candidatura e la speranza che la qualifica guadagnata dalle Dolomiti possa giovare alla conquista di nuovi traguardi sul piano economico, cioè del turismo estivo ed invernale.

È da credere che pochi di costoro abbiano idee chiare sul significato della candidatura, e tantomeno sui contenuti della Convenzione UNESCO che regola l’accesso a World Heritage List e che fu sottoscritta dall’Italia oltre trent’anni fa. Il principio sancito da UNESCO è chiarissimo: non tanto all’incremento del turismo si dovrà guardare, quanto piuttosto a garantire la conservazione dei beni candidati e delle caratteristiche che li rendono unici al mondo. Il nostro mondo politico ed amministrativo è dunque ora impegnato al rispetto del patto liberamente assunto con UNESCO e con l’Umanità che UNESCO rappresenta.

Va dunque ora assolutamente attuato l’accordo di programma siglato dai Presidenti delle cinque Province che si sono impegnate per portare a compimento la candidatura. Questo accordo, che è sstato certificato dal Ministero dell’Ambiente e da quello dei Beni Culturali, prevede una serie di adempimenti mirati alla tutela del territorio dolomitico e alla conservazione degli elementi che ne rendono unico il paesaggio, all’informazione e al coinvolgimento attivo della gente che vi abita e vi produce ricchezza, alla vigilanza sul comportamento dei visitatori, che devono essere consci del valore della terra che li sta accogliendo. Senza negare alle popolazioni locali l’opportunità di trarre ulteriore beneficio dalla bellezza delle loro montagne, il Piano di Gestione delle Dolomiti, abbozzato dalla cinque Province e approvato da UNESCO, sottolinea la necessità di potenziare la qualità dell’offerta turistica piuttosto che puntare sull’incremento delle presenze e sulla ricettività delle strutture.

Non sembri ora fuori luogo una voce di rammarico nel coro rumoroso di chi si felicita per il traguardo raggiunto. Si deve infatti ricordare che le Dolomiti sono divenute Patrimonio dell’Umanità solo in relazione alla loro eccezionale struttura geologica e geomorfologica e alla qualità estetica delle loro pareti. Inizialmente la candidatura, più articolata, puntava anche sugli assetti naturalistici e sulla importante varietà di ecosistemi che dipingono i paesaggi di queste splendide montagne.

Il successo della prima candidatura avrebbe dunque significato un riconoscimento anche per la qualità della secolare attività colturale e culturale delle genti delle Valli Dolomitiche, mettendone in evidenza la sapienza nell’uso delle risorse della loro terra nel pieno rispetto degli equilibri naturali, cioè nello spirito della conservazione. Ma, come ha sostenuto IUCN-UNESCO, duecento norme di livello nazionale e locale e circa venti piani territoriali, tutti destinati alla tutela delle risorse delle valli dolomitiche sono troppi per poterne sostenere l’effettiva, cumulata, efficacia. Così ci si è dovuti accontentare (ed è già molto, s’intenda) di un riconoscimento per la sola parte inanimata delle Dolomiti, di quella parte cioè che per propria natura è ben poco vulnerabile.

Franco Viola è docente del Master e professore ordinario del Dipartimento di Territorio e sistemi agroforestali dell'Università di Padova.

 





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