Conoscienza - Master in Comunicazione delle Scienze - Università degli Studi di Padova
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Doping: passato, presente e futuro di una pratica antisportiva.
di Marco Bonello, 22/12/2009

Definito come “l’assunzione o la somministrazione di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive, non giustificate da condizioni patologiche, allo scopo di alterare le prestazioni degli atleti”, il doping rappresenta oggi una costante e triste presenza nel mondo dello sport.

Definito come “l’assunzione o la somministrazione di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive, non giustificate da condizioni patologiche, allo scopo di alterare le prestazioni degli atleti”, il doping rappresenta oggi una costante e triste presenza nel mondo dello sport.

[Viene considerato doping anche l'adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche (ad es. l’auto-emotrasfusione e il doping genetico).]

Ma quando è nato, dov’è arrivato e quale sarà il futuro di questo fenomeno? Lo abbiamo chiesto a Roberto Leone, Professore Associato presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Verona.

Prof. Leone, a quale epoca possiamo far risalire la nascita del doping?

Il doping ha una storia antica quanto quella dello sport. Di fatto, già all’epoca delle seconde olimpiadi, nel 668 a.c., abbiamo delle documentazioni storiche che ci raccontano l’abitudine degli antichi atleti greci di utilizzare funghi allucinogeni, erbe ed altre sostanze, per incrementare le loro prestazioni sportive.

Qual è stata la prima volta che Lei ha sentito parlare di doping?

Ne ho un ricordo molto vivido perché ho assistito ad una delle morti famose da sostanze dopanti: nel 1967, ero davanti alla televisione, seguivo il Tour de France e non mi posso dimenticare che, in diretta televisiva, c’è stata la morte di Simpson, un ciclista inglese, che nella tappa del Mont Ventoux si accasciò a terra per un collasso cardiaco e poi morì. Io ero allora un ragazzo e questo, diciamo, è il ricordo che ho del mio primo contatto col doping.

Si trattava della prima morte associata all’uso di sostanze dopanti?

No, la prima morte che con sicurezza deriva da una sostanza dopante, è avvenuta nel 1886. Si trattava del ciclista gallese Arthur Linton (diventato famoso proprio per questo) e fu causata dal trimetil, uno stimolante del sistema nervoso centrale anfetaminosimile.

Qual è stato, secondo Lei, lo scandalo che ha maggiormente sensibilizzato l’opinione pubblica sul fenomeno doping?

Almeno per quanto riguarda l’Italia, parlerei degli scandali che ci sono stati verso la fine degli anni ‘90, in particolare lo scandalo del Tour de France del 1998 e successivamente quello del giro d’Italia, insomma quelli legati al ciclismo, sia per l’eco che hanno avuto, sia per il coinvolgimento di un ciclista molto amato e molto famoso come Pantani. Si, credo che questi siano stati gli eventi che hanno maggiormente scosso l’opinione pubblica italiana sul fenomeno doping.

Quando è stato istituito il primo elenco di sostanze dopanti e che cambiamenti ha subito nel corso degli anni?

Il primo elenco risale al 1968, ed è stato redatto dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale). All'inizio conteneva solamente stimolanti e narcotici ma, negli anni successivi, se non ricordo male nel ’73, sono stati inseriti gli steroidi di sintesi e solamente nei primi anni ‘80 il testosterone. La lista si è via via aggiornata negli anni, fino al 2004, anno in cui è stata istituita la WADA (World Anti-Doping Agency), che ha redatto una sua lista contenente tutto quello che, fino ad oggi, conosciamo come sostanze dopanti.

Che cosa ha rappresentato per la lotta al doping la nascita, nel 1999, della WADA (World Anti-Doping Agency)?

Prima del 1999 la lotta al doping era portata avanti dalle stesse autorità sportive che erano in qualche misura coinvolte in un atteggiamento di favoritismo e sopportazione, nei confronti di questa pratica illegale. L’affidarsi ad un ente esterno come la WADA (World Anti-Doping Agency) ha significato incrementare la lotta al doping, avere una lista di sostanze dopanti più completa e, soprattutto, ridurre gli atteggiamenti di sopportazione nei confronti di certe pratiche dopanti. Dico ridurre perché, purtroppo, essendo la WADA sovvenzionata dal mondo dello sport, la sua indipendenza non è proprio totale. Tuttavia le cose sono sicuramente migliorate rispetto al passato.

Quali sono le sostanze dopanti, che possono essere rintracciate con le attuali tecniche di analisi e quali, invece, risultano ancora impossibili da rilevare?

Sicuramente si rintracciano tutti gli stimolanti del SNC, le anfetamine e la cocaina. Si riescono a rintracciare bene i corticosteroidi, i betabloccanti e i beta2 agonisti. Le difficoltà ci sono, soprattutto, con gli ormoni e con gli steroidi anabolizzanti, in particolare quelli di sintesi. Si riescono infatti a rintracciare solamente una volta che li conosciamo. Faccio un esempio: il THG, che è un famoso steroide anabolizzante di sintesi ideato a scopo di doping, per alcuni anni non era conosciuto e quindi non si poteva individuare. Solamente in occasione delle olimpiadi di Atene si sono riusciti ad avere dei test specifici per rintracciarlo. Altri problemi e difficoltà si hanno con le eritropoietine, anche se recentemente si sono riusciti a mettere appunto dei metodi molto più sensibili rispetto al passato.

Molti problemi ci sono con l’ormone della crescita, mentre il testosterone si riesce ad individuare misurando il rapporto tra il testosterone ed una sua forma isomerica, che si forma naturalmente, che è l’epitestosterone. Quando questo rapporto è alterato, si sospetta l’uso di testosterone esogeno. L’insulina è un altro problema, non è assolutamente semplice da rintracciare (è molto più facile trovare qualche atleta con siringa sospetta nascosta o nell’atto di somministrarsela).

Come vede molti progressi sono stati fatti nelle analisi antidoping, tuttavia non tutto si riesce ad individuare.

Lo sport maggiormente colpito dal fenomeno doping è, senza ombra di dubbio, il ciclismo. Che tipo di doping possiamo trovare in questo sport?

I problemi maggiori che ci sono nel mondo del ciclismo sono sicuramente, da una parte, l’eritropoietina e dall’altra il cosiddetto doping ematico, ossia le trasfusioni e le autoemotrasfusioni di sangue che tra l'altro un tempo non erano nemmeno vietate (Moser, ad esempio, ha fatto il record dell’ora sottoponendosi, prima della prova, ad autoemotrasfusioni). Eritropoietine, trasfusioni e altri mezzi che incrementano l'apporto di ossigeno ai muscoli, in uno sport di resistenza come il ciclismo, aumentano di molto le performance degli atleti. Il mondo del ciclismo è sempre stato associato al doping, sia per gli scandali che ci sono stati (citavo prima gli scandali della fine degli anni ‘90), sia per le dichiarazioni degli stessi protagonisti, ciclisti anche di fama elevata che denunciavano l’esistenza del fenomeno doping nel mondo del pedale.

Lo stesso Armstrong, forse uno dei ciclisti più forti della storia, è stato sospettato, in passato, di far uso di sostanze dopanti. Insomma, il fenomeno è stato ed è ancora oggi molto diffuso, ci vorrebbe un ripensamento in tutto questo sport che è uno sport bellissimo ma dove si richiedono agli atleti delle prestazioni che vanno al di la della possibilità umana e quindi dove il ricorso a sostanze esterne diventa quasi obbligatorio. Bisognerebbe veramente ripensare un po’ a tutto quanto!

Recentemente, nel mondo del calcio, è scoppiato l’ennesimo caso di positività alla cocaina. Si tratta veramente di una sostanza che può incrementare le prestazioni, in uno sport cosi tecnico come il calcio, o è solamente una droga usata dai giocatori a scopo “ricreativo”?

Non è facile rispondere a questa domanda. Sicuramente c’è un uso della coca da un punto di vista ricreativo. Faccio un esempio: dubito che Maradona avesse bisogno della cocaina per migliorare le sue prestazioni. Tuttavia, bisogna dire che la cocaina ha la capacità di aumentare l’aggressività e la concentrazione e che questi effetti, in alcuni sport come ad esempio il football americano, il basket e lo stesso calcio, portano sicuramente ad un aumento della performance.

Anche nel tennis, se non sbaglio, sono stati trovati atleti che facevano uso di cocaina!

Anche qui è difficile capire l’uso per aumentare la performance. Ripeto, c’è sicuramente un vantaggio, ma per prestazioni che durano poco nel tempo, non più di un’ora e mezza o due, altrimenti gli effetti sono peggiorativi piuttosto che migliorativi.

Riccardo Riccò, Davide Rebellin e Danilo Di Luca, tre campioni italiani trovati positivi alla famosa CERA, l’EPO di terza generazione. Ci sembra di capire che questa sostanza rappresenti un po’ la moda del momento. Ci può spiegare meglio cos’è, come agisce e che rischi corre una atleta che la usa?

Quando siamo in debito di ossigeno, per esempio perché stiamo facendo uno sforzo intenso, come può essere una tappa di ciclismo, una corsa, o così via, le cellule del rene sintetizzano un ormone, che si chiama eritropoietina, questa sostanza va poi a legarsi ad alcune cellule progenitrici dei globuli rossi, stimolandone la proliferazione. Si avrà così un aumentato apporto di ossigeno ai tessuti, dovuto ad un aumento dei globuli rossi circolanti. Dal momento in cui, a scopo terapeutico, sono state messe appunto delle eritropoietine esogene per curare l’anemia, queste sono state anche utilizzate a scopo di doping, in quanto, aumentando il trasporto di ossigeno ai tessuti muscolari incrementavano le prestazioni degli atleti.

Che cos’è la C.E.R.A?

La C.E.R.A. è l’acronimo di 4 parole inglesi che sono : Continuous Erythropoietin Receptor Activator, ossia: attivatore continuo dei recettori dell’eritropoietina. Si tratta di una sostanza che simula l’ormone naturale (l’eritropoetina) e che si lega alle cellule progenitrici dei globuli rossi e, in maniera continua, con una lunga durata d’azione e con un'unica somministrazione mensile, riesce ad aumentare il numero dei globuli rossi circolanti. E’ vantaggiosissima per un uso terapeutico, in quanto riduce il numero di somministrazioni ed aumenta la durata d’azione, ma è anche, purtroppo, vantaggiosa per il doping in quanto è più difficilmente identificabile rispetto alle vecchie eritropoietine. Cosi come tutte le altre sostanze dopanti, anche la C.E.R.A. presenta dei rischi per la salute. Aumentando il numero dei globuli rossi circolanti aumenta anche la viscosità del sangue e quindi il rischio di effetti tromboembolici come ictus, infarto ipertensione, ecc. 

Quale sarà il futuro del doping? Contro quali tecniche e sostanze dopanti la WADA dovrà lottare nei prossimi anni?

Il problema più rilevante è quello del doping genetico, ovverosia l’utilizzo, a scopo di doping, di quelle che sono le tecniche della terapia genica (la modifica cioè dei geni di un individuo, al fine di curare alcune malattie, come ad esempio le malattie rare). Già oggi, tra i metodi proibiti contenuti nella lista WADA, troviamo il doping genetico. Si ipotizzano, infatti, alcuni suoi possibili usi: ad esempio, si potrebbero modificare le cellule del tessuto muscolare, affinché producano una sostanza in grado di inibire il fattore che blocca la proliferazione delle fibre muscolari, portando così ad un aumento della massa muscolare. Oppure, si potrebbero modificare le cellule del rene, affinché  producano più eritropoietina o perché siano più sensibili alla mancanza di ossigeno.

Riuscire a scoprire il doping genetico è praticamente impossibile. Bisognerebbe infatti sottoporre gli atleti a delle biopsie e questo è impensabile. Quello che bisogna fare, invece, è cercare di diffondere, tra gli atleti, non solo la cultura dell’etica e della morale, ma anche di far capire quali sono i rischi che si possono correre con pratiche di questo tipo, pratiche che, essendo svolte in maniera illegale, non sono esenti da rischi molto forti quali tumori, malattie immunitarie e via discorrendo.

Spesso, durante i controlli antidoping, molti atleti dichiarano di assumere prodotti come FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei), vitamine ed integratori. Ci sembra di capire che l’uso di tali sostanze (magari con dosaggi massicci e per lunghi periodi) sia una prassi piuttosto comune nel mondo dello sport.  Tali sostanze, non considerate dopanti, possono comunque portare ad un miglioramento delle prestazioni sportive? Per quali motivi vengono usate?

Queste sostanze non sono considerate dopanti dalla World Anti-Doping Agency. Tuttavia, bisogna dire che nella lista WADA di quest’anno, la prima pagina si apre con questa frase: ”qualsiasi farmaco dovrebbe essere utilizzato solo per necessità terapeutiche”. Un comma della stessa legge antidoping italiana (noi siamo una delle poche nazioni che ha una legge antidoping e il doping in Italia è considerato un reato penale) dice che: ”i farmaci e qualsiasi altra sostanza dovrebbero essere utilizzati solamente a scopo terapeutico”. Purtroppo osserviamo, al di là delle reali evidenze scientifiche che queste sostanze possono avere, un fenomeno di largo utilizzo da parte degli atleti di integratori, vitamine, ecc. Si nota per esempio, un largo uso della creatina, sostanza le cui effettive capacità di aumentare le prestazioni sono tutte da dimostrare. Gli integratori servono soltanto in presenza di un reale deficit. Integrare con carboidrati e integrare con liquidi ed elettroliti va sicuramente bene, integrare invece con proteine, aminoacidi o derivati degli aminoacidi, a mio parere, non va bene, non serve a nulla e può creare dei rischi. Ad esempio, ci sono molti studi che dimostrano che, un eccesso di vitamine, invece che essere benefico, può addirittura provocare un aumento complessivo della mortalità.

Altro discorso è quello dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Anche qui è chiaro che, nel mondo dello sport, ci possono essere molti traumi e quindi i farmaci antinfiammatori, cosi come i corticosteroidi, possono essere molto utili, ma per un periodo molto breve e soprattutto dopo il trauma. C'è invece di fatto un utilizzo per prevenire il trauma, che è tutto un altro discorso.

Questi farmaci, più che altro, vengono somministrati per non far sentire il dolore all’atleta. Ciò significa che, se siamo in presenza di un danno (come può essere uno strappo o una minifrattura)  l'atleta, non sentendo il dolore, continuerà a giocare e il danno si aggraverà. Questa è una pratica assolutamente deleteria per la salute dell’atleta, ma purtroppo, molto diffusa. Basta pensare che, negli ultimi mondiali di calcio, quelli del 2006, l’80% dei calciatori ha fatto uso di FANS. Quindi, questo è un altro degli aspetti negativi e nocivi del mondo dello sport, di questo eccessivo ricorso a farmaci che, per quanto legali, portano sempre con sé il pericolo di reazioni avverse.

Ritiene, allora che ci sia bisogno di una normativa al riguardo?

Una normativa, di fatto già c’è. Citavo prima la legge italiana che dice appunto: possono essere utilizzate tutte queste sostanze solo quando c’è necessità terapeutica. Anche la WADA invita ad utilizzare farmaci ed integratori solo quando c’è reale necessità. E` difficile prevedere norme che vietino l’uso di tali sostanze in assoluto, perché possono esistere reali esigenze terapeutiche.

Quindi io credo che, più che altro, bisogna lavorare molto a livello della cultura degli atleti e dell’ambiente complessivo dello sport. Dobbiamo riuscire ad avere un ambiente che metta al primo posto dei valori di etica, rispetto dell’avversario ed onestà. E’ vero oggi lo sport è sostanzialmente uno spettacolo; girano molti soldi e cosi via, ma questo non significa che non si possa concorrere ad armi pari, senza ricorrere a sostanze esterne.

Gli atleti, soprattutto, dovrebbero essere consapevoli che rischiano la salute. E’ su questo che bisogna insistere perché non esiste sostanza (citavo prima le vitamine) che sia priva di effetti negativi.

Un' ultima domanda: che cos’è, per Roberto Leone, il doping e cosa bisogna fare per sconfiggerlo?

Credo di aver già risposto nella domanda precedente. Per me il doping è soprattutto un problema relativo alla salute delle persone; credo che si rischi la salute e questo è un aspetto importante. Il doping, per me, è  anche un problema etico, credo che sia ingiustificato ricorrere a qualcosa, oltre le proprie capacità, oltre la propria voglia di vincere, la propria voglia di allenarsi e di alimentarsi bene.

Capacità, un buon allenamento e una buona alimentazione, su questi tre pilastri si forma essenzialmente la prestazione sportiva; ricorrere a qualcos’altro significa sbagliare e significa rischiare la salute. Tutto questo, io credo, lo possiamo combattere, da una parte continuando ed intensificando l’attività della WADA e delle autorità sportive (non dimentichiamo mai che il fenomeno è nelle mani della criminalità organizzata), e dall’altra, cercando di diffondere la cultura dello sport pulito soprattutto tra i giovani (quello che ci deve allarmare è l’uso di sostanze dopanti da parte di adolescenti, se non addirittura dei bambini, a partire da 6-7 anni di età).

 

Marco Bonello è uno studente del master - anno 2009

 
Per saperne di più:

Università di Verona (prof. Leone)

http://www.dmsp.univr.it/dol/main?ent=persona&id=1100

Ministero della salute

http://www.ministerosalute.it/antiDoping/antiDoping.jsp

 





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