Conoscienza - Master in Comunicazione delle Scienze - Università degli Studi di Padova
Recensioni > L'anima e il suo destino
05/02/2009
L'anima e il suo destino

L’obiettivo e il livello del libro è chiaramente enunciato nell’introduzione:

“L’interlocutore principale di questo libro è la coscienza laica, intendendo con ciò quella parte della coscienza, presente in ogni uomo, credente o non credente, che cerca la verità per se stessa e non per appartenere a un’stituzione.”

Questo programma è molto interessante e forse in controtendenza rispetto all’ufficialità religiosa in Italia. È ovvio che su questa strada, l’antagonista con cui il teologo dovrà cercare un confronto e possibilmente un compromesso, è la cultura scientifica, punta di diamante di quella parte dell’attività  di conoscenza, che cerca di arrivare direttamente al mondo senza intermediari. Questa è anche l’opinione dell’Autore, che lo dice esplicitamente subito dopo:

“Non c’è che un unico mondo, e se si crede davvero che la religione cristiana abbia qualcosa di importante da dire quanto all’origine e alla direzione del mondo, e degli uomini che lo abitano, si deve essere in grado di argomentarlo al cospetto del sapere che il mondo ha di se stesso, cioè scienza e filosofia.”

Riguardo al confronto-competizione fra scienza e fede, sono perfettamente d’accordo con l’Autore, e cercherò per chiarezza di sintetizzare il problema con il linguaggio e dal punto di vista del versante scientifico.

La scienza si occupa solo di una parte del mondo (per esempio la fisica si occupa della natura inanimata) con strumenti che contengono il massimo di oggettività e rigore che la nostra natura di uomini consenta. La teologia ha invece la massima ambizione di totalità rispetto all’oggetto della conoscenza. In prima approssimazione le due visioni del mondo sono separate, ma non possono essere del tutto indipendenti perché il mondo è uno. La scienza (più parziale nelle ambizioni e controllabile nei metodi) fornisce condizioni tipicamente necessarie ma non sufficienti:  non può dire direttamente nulla su Dio e sull’anima (che non saprebbe neanche definire nell’ambito del linguaggio che le è proprio). La Chiesa d’altra parte  parla legittimamente e propriamente di Dio e dell’anima, e potrebbe essere contestata su questi argomenti solo da un’altra Chiesa, che dichiarasse di avere anch’essa il filo diretto con la trascendenza, quindi certamente non dalla scienza. Però spesso il discorso sulle anime coinvolge anche i corpi, e il discorso su Dio coinvolge anche la natura, e in questo senso ciò che la scienza ha capito sul funzionamento del mondo, entra indirettamente nel gioco e non può essere ignorato.

Il libro si muove coerentemente in questa logica, svolgendo un discorso teologico che cerca non solo di evitare plateali contraddizioni, ma anche di tener conto dello spirito dei recenti orientamenti delle teorie evolutive per quanto riguarda la biologia, e delle teorie quantistiche per quanto riguarda la fisica.

Nel perseguimento di questo fine l’Autore paga però alla teologia tradizionale, un prezzo che a me pare molto alto, e poiché voglio spiegare bene questo che è un punto cruciale, lascio direttamente la parola al teologo.

“In questo libro…espongo alcune idee che sono in disaccordo con la dottrina cattolica (anche se io penso che il disaccordo…sia solo formale) ma che a mio avviso esprimono più adeguatamente il senso del Cristianesimo. Mi riferisco in particolare alla critica da me condotta alle seguenti dottrine tradizionali:

1) la creazione dell’anima umana da parte di Dio senza nessun concorso dei  genitori;
2) il peccato originale;
3) la resurrezione della carne;
4) la dannazione eterna nell’Inferno.”

Buona parte del libro è dedicata quindi alla revisione di questi quattro punti, e non è revisione da poco nel quadro generale dell'ortodossia. Personalmente ho apprezzato in particolare la critica alla terza proposizione dogmatica, che mi è sempre parsa la più impresentabile ad una discussione con pretese anche minime di razionalita`.

Dopo aver letto con molto interesse (e parziale condivisione) le argomentazioni sviluppate nel libro, vengono naturali a me, lettore laico, alcune domande di fondo.
 
È possibile che una proposta di revisione così radicale trovi credito, sia presso il Popolo di Dio che presso i Custodi dell’Ortodossia? E se sì, cosa resterebbe poi al teologo e al credente? In altre parole, una dottrina così profondamente riformata soddisferà meglio alla domanda di trascendenza, riuscendo nel contempo a mettersi al passo con i tempi? O non confermerà piuttosto che la conciliazione fra fede e ragione è cosa molto ardua e forse senza speranza?

La risposta dell’Autore è ovviamente ottimista:

“Il mio obiettivo non è la vittoria personale. Contro chi poi? Contro la Chiesa, la madre e la maestra alla quale devo la fede? Contro la mia comunità, che non lascerò mai perché non conosco altro luogo al mondo dove, nonostante tutte le imperfezioni, maggiormente risuoni la parola del bene e dell’amore….?

Se l’infallibilità della Docenza e la sacralità della Scrittura vengono messe in crisi,  resta al credente il senso profondo di appartenenza al gruppo: una motivazione molto seria, sufficiente ad orientare la vita di un uomo, ma appartenente però alla ragion pratica, non certo alla ragion teoretica.

Concludo questa recensione con un piccolo suggerimento al teologo che fa un certo uso della fisica; suggerimento avanzato con spirito assolutamente costruttivo, nell’ambito di una logica che mi trova almeno in parte consenziente.

Molte considerazioni dell’Autore fanno riferimento all’equivalenza massa-energia, considerando l’energia come il membro più nobile dell’equazione di Einstein rispetto alla massa, e questo in qualche modo prefigura l’introduzione (dopo la massa e l’energia nell’ordine) di altre entità di rango più elevato, cioè di tipo spirituale. Vorrei osservare a questo proposito che materia ed energia appartengono ambedue a pieno titolo a una logica totalmente deterministica. Invece il primo elemento che, all’interno dell’ambiente deterministico, segnala l’esistenza di una parte di mondo in cui sono nate delle libertà, è non la trasformazione di materia in energia, ma una eventuale trasformazione interna di un sistema isolato di  materia-energia, con processi che comportino però una diminuzione locale di entropia. Se questo accade, allora vuol dire che in qualche parte dello spazio-tempo è nato Adamo, e la fisica lo registra pur non sapendo dire dove come e perché questo evento straordinario è accaduto.  

(gualtiero pisent)

 

Vito Mancuso

L’ANIMA E IL SUO DESTINO.

Raffaello Cortina (2007)

 

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