Conoscienza - Master in Comunicazione delle Scienze - Università degli Studi di Padova
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20/04/2009
Scienza in piazza

Dal 12 al 22 marzo, Piazza Maggiore a Bologna si è trasformata nel quartier generale di “Scienza in piazza”, l’evento che, attraverso laboratori, mostre, caffè scientifici, spettacoli, vuole fornire spazi pubblici di incontro tra scienza e società. Non una scienza da vedere attraverso i vetri delle teche di un museo, ma una scienza da toccare, sperimentare, capire e dibattere. Una scienza da comprendere anche attraverso il gusto del divertimento.

Dal cuore pulsante di Piazza Maggiore, gli eventi in programma si diramano su un’ampia zona della città, coinvolgendo vie, musei e palazzi storici del centro, gremiti di persone che vogliono prender parte a questo incontro col sapere scientifico.

Raggiungo l’imponente Palazzo Re Enzo, che ospita la mostra Fenomena: qui una serie di postazioni interattive invitano a giocare con la luce, gli specchi deformanti, il suono, i sensi e l’energia. Ogni attività induce a riflettere e a cogliere il lato scientifico di ogni fenomeno. Si aspetta il proprio turno per farsi elettrizzare i capelli con il generatore di Van der Graaff, che solerti giovani animatori illustrano per avvicinare alla comprensione della forza elettromagnetica. I bambini sembrano divertiti e stupiti insieme, ma anche eccitati all’idea di misurarsi con tanti fenomeni scientifici. Gli adulti non sono da meno: ecco che si aggiungono alle file dei bambini, con l’impazienza di mettersi in gioco attraverso test, inganni sensoriali e rompicapo, e con la voglia di districarsi tra vari tipi di illusioni ottiche.

Nell’Anno Internazionale dell’Astronomia, che celebra il quattrocentesimo anniversario delle prime osservazioni astronomiche di Galileo Galilei, non poteva mancare uno spazio dedicato a questa disciplina; e così Scienza in Piazza ha allestito una sezione speciale sul cielo e sulle scienze che lo studiano. Scelgo di visitarla. Nel cortile di Palazzo D’Accursio, animatori astronomi invitano i presenti a partecipare ad un viaggio attraverso costellazioni, stelle e buchi neri: il “mezzo di trasporto” è un planetario. L’esperienza si rivela suggestiva: dietro la guida di un astronomo, l’ Universo appare meno nebuloso, ed è piacevole l’excursus sui vecchi miti con cui gli antichi spiegavano i fenomeni del cielo.
L’emozione di un viaggio astronomico viene offerto anche attraverso un percorso lungo le strade della città, ricostruito rigorosamente in scala, e scandito in tappe che rappresentano il Sole ed i pianeti. Poi, nell’area del planetario, modelli sferici di pianeti e stelle offrono un modo immediato per confrontarsi con le diverse dimensioni dei corpi celesti: Giove, si sa, è il primo pianeta per grandezza, ma stupisce vedere che le sue dimensioni sono tali da contenere 11 pianeti-Terra affiancati sul suo diametro. Mentre meraviglia vedere il pianeta gigante rappresentato come una piccola pallina vicino alle ben più ampie dimensioni del Sole. “Finalmente!” esprime con soddisfazione un visitatore, “è così che si riesce a familiarizzare con le dimensioni dell’Universo, ad avere una percezione precisa degli spazi e delle grandezze dei corpi celesti. Altro che i libri di scuola!”. Mi avvicino e gli chiedo altre impressioni sulla giornata: “davvero bella e ricca. Non pensavo che ci si potesse divertire con la scienza! E poi: chi lo immaginava che è proprio con la scienza che si spiegano tanti fatti legati alla nostra quotidianità?”. Un vicino aggiunge: “E’ vero, e poi mi stupisce pensare a quante scoperte scientifiche gli antichi sono giunti con mezzi ben più semplici di quelli di cui disponiamo oggi, mentre io, nel Duemila, mi sento così inadeguato a “vedere” la scienza attorno a me”.

Proprio così, la soluzione sembra essere davvero questa: avvicinare le piazze alla scienza con gli strumenti più congeniali, per dimostrare quanto quello della scienza sia un linguaggio universale e per far capire che è proprio investendo nella ricerca che possiamo contribuire a migliorare gli aspetti della vita di ogni giorno.

(valeria nervegna - studentessa del master 2008)

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