Conoscienza - Master in Comunicazione delle Scienze - Università degli Studi di Padova
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19/05/2009
Copenhagen

Copenhagen, settembre 1941. La Danimarca è occupata dalla Germania nazista. Il fisico Werner Heisenberg, a capo del progetto tedesco per la costruzione di un'arma atomica, incontra Niels Bohr, un altro dei padri della meccanica quantistica, suo vecchio maestro e amico, per metà ebreo.
Ma quale fu il motivo di questo incontro? Cosa si dissero nel breve colloquio? Quali furono i motivi per terminare freddamente la loro collaborazione? Queste domande sono la centro della rappresentazione teatrale “Copenhagen” di Michael Frayn, in scena dal 14 al 19 aprile 2009 al Teatro Verdi di Padova, regia di Mauro Avogadro, che però non fornisce una risposta univoca.

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Niels Henrik David Bohr e Werner Karl Heisenberg sono stati i padri fondatori delle teorie sulla struttura dell’atomo e della meccanica quantistica, che li portarono a vincere il Premio Nobel per la Fisica nel 1922 e 1932, rispettivamente. Ma non tutti sanno che questi due scienziati sono stati molto discussi anche per il loro incontro del 1941, nel bel mezzo della seconda guerra mondiale. Erano mesi in cui la ricerca scientifica sulla bomba atomica poneva interrogativi stringenti sulla sua reale realizzabilità e sulla possibilità del suo impiego nel conflitto.
Ed il mistero umano, politico e scientifico di questo colloquio, terminato bruscamente da Bohr, da Bohr, dura ancora oggi.

Lo spettacolo teatrale è tratto dal libro omonimo “Copenhagen” di Michael Frayn (ed. 1998). Amicizia, scienza, politica e confronto di generazioni sono elementi che muovono il dialogo tra Heisenberg, Bohr e la moglie di quest'ultimo. I personaggi ripercorrono gli eventi realmente accaduti della fruttuosa collaborazione degli anni ’20 per accompagnarci poi in un mondo immaginario. I protagonisti sono ormai spiriti e si ritrovano “a discutere ulteriormente la questione, per raggiungere una migliore comprensione dei fatti, proprio come avevano fatto tante volte in vita con le scabrose difficoltà che presentavano i comportamenti interni dell’atomo” scrive Frayn nell’Appendice a “Copenhagen”.

Appare chiaro il ruolo centrale del personaggio di Heisenberg, con le sue contraddizioni e indecisioni. All’inizio ci appare caparbio, entra in scena con fare deciso e ci introduce nel vivo della questione: “Il mondo si ricorda di me per due cose: per il principio di indeterminazione e per la mia misteriosa visita a Niels Bohr a Copenaghen nel 1941. Tutti capiscono l'indeterminazione, o pensano di capirla. Nessuno capisce il senso del mio viaggio a Copenhagen. Tante volte ho cercato di spiegarlo. A Bohr, a sua moglie Margrethe, agli ufficiali dell'intelligence, a giornalisti e storici. Ma più ho cercato di spiegare, più l'incertezza si è fatta profonda”. Scorrono poi sempre più evidenti le analogie tra la scienza di Heisenberg e la sua vita, prime tra tutte l’indeterminazione, che dà il nome al suo famoso principio e alla biografia dello scienziato scritta da David Cassidy. Ricorre spesso la sua domanda: “Noi, come fisici, abbiamo moralmente il diritto di dedicarci allo sfruttamento pratico dell'energia atomica?”. E successivamente il senso di ambiguità, compromesso e dualismo della sua vita nati probabilmente dagli orrori della guerra vissuti durante l’infanzia.

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 Ci si trova quindi proiettati a rivivere da diverse prospettive la visita di Heisenberg nel 1941. Che tentasse a suo modo di impedire il successo di una ricerca sulle armi nucleari? Che intendesse informare il collega dei propri dubbi? O che al contrario sperasse di ottenere indicazioni utili e volesse scoprire i progressi della controparte?
Qualunque sia la versione dei fatti, ciò che si dissero condizionò sicuramente le fasi successive della ricerca sulla bomba atomica. L’occupazione tedesca della Danimarca inoltre costrinse Bohr a fuggire negli USA nel 1943, dove prese parte al progetto di realizzazione delle armi nucleari (il Progetto Manhattan), presso il Los Alamos Laboratory, in Nuovo Messico. Le stesse armi che distrussero Hiroshima e Nagasaki pochi anni dopo.

 La forza dello spettacolo di Frayn sta nella capacità di riportare con naturalezza le ambiguità ed i percorsi morali dei protagonisti, addentrandosi nelle riflessioni, talvolta filosofeggianti, sullo sviluppo della teoria quantistica e le ricerche sulla fissione nucleare. E nel velo di incertezza che avvolge ogni versione dell’accaduto, conferendo a questo testo un valore che rimane inalterato nel tempo.

(laura fedrizzi - studentessa del master 2009)

 

Approfondimenti storici:

Durante la primavera del 1941, il gruppo di ricerca di Heisenberg aveva ottenuto risultati riguardo alla moltiplicazione dei neutroni in un reattore sperimentale a Lipsia. Molti mesi dopo, altri ricercatori tedeschi intravidero la possibilità di impiegare il plutonio come elemento base di una bomba nucleare.

Nell’estate del 1941 la Germania aveva conquistato la gran parte dell’Europa occidentale, era avanzata verso l’Unione Sovietica. In questo contesto storico Heisenberg accettò l’invito a parlare al Centro Culturale Tedesco a Copenhagen, nella Danimarca occupata dalla Germania. Durante questa visita, Heisenberg fece in modo di incontrare anche il suo collega di vecchia data Bohr. I due fisici si incontrarono durante la settimana del 15-21 settembre 1941. Dai nastri segreti registrati dagli inglesi nel dopoguerra, quando Heisenberg ed altri fisici tedeschi erano stati fatti prigionieri, risulta lo scarso interesse di Heisenberg per la bomba, ma anche la sorpresa dei tedeschi per la riuscita del progetto degli Alleati: non pensavano che in così poco tempo avessero potuto costruire e lanciare l'atomica, né pensavano che potesse essere trasportabile.

Il motivo della visita a Bohr - a detta di Heisenberg - sarebbe stato proprio quello di convincerlo che la bomba, anche una volta costruita, sarebbe stata inservibile a causa delle sue dimensioni, e che anche gli Alleati avrebbero fatto meglio ad abbandonare l'intero progetto. Disse Einstein: “Io non mi considero il padre dell'energia atomica. La mia parte in questo campo è stata molto indiretta. Non ho previsto, infatti, che si potesse arrivare a produrre l'energia atomica entro il corso della mia vita. Essa diventò un fatto pratico grazie alla scoperta accidentale della reazione a catena, e questo non è un fatto che io avrei potuto prevedere. Essa fu scoperta da Otto Hahn a Berlino, ed egli stesso non comprese subito esattamente ciò che aveva scoperto. Fu Lise Meitner colei che fornì la corretta interpretazione e fuggì dalla Germania per affidare l'informazione nelle mani di Niels Bohr”.

Un primo accenno dell’incontro Bohr-Heisenberg è offerta dal libro Brighter than a Thousand Suns del giornalista svizzero Robert Jungk, tradotto in inglese nel 1958. Questo testo contiene la citazione di una lettera ricevuta da Heisenberg in cui lo scienziato fornisce a Jungk la sua ricostruzione dell’incontro con Bohr. In risposta, Bohr decise di scrivere delle lettere e appunti con la propria versione dei fatti, ma non le spedì mai né si decise a renderli pubblici. Dopo la sua morte nel 1962, la sua famiglia inserì questi documenti nel suo archivio privato.

Le testimonianze di questo incontro sono contenute in almeno undici scritti o lettere di Bohr. Gli scritti del fisico danese sarebbero dovuti restare sotto silenzio per 50 anni dopo sua morte avvenuta nel 1962. Ma nel 2002 la famiglia Bohr ha anticipato la pubblicazione dei documenti per porre fine ai dibattiti sul coinvolgimento degli scienziati nello sviluppo delle armi nucleari e sulle relazioni con la Germania nazista.

I documenti tradotti in inglese: undici scritti.

 

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