Conoscienza - Master in Comunicazione delle Scienze - Università degli Studi di Padova
Notizie Brevi > Il tirannosauro degli oceani
21/07/2009
Il tirannosauro degli oceani

I ricercatori del Museo di Storia Naturale dell’Università di Oslo hanno annunciato il ritrovamento di numerosi resti fossili di un nuovo rettile marino gigante, rinvenuti nell’arcipelago delle Isole Svalbard, a metà strada tra la Norvegia e il Polo Nord.

I reperti (parte del teschio e altri 20mila frammenti dello scheletro) erano stati dissotterrati nel giugno 2008 da una spedizione internazionale guidata da scienziati norvegesi, durante due settimane di lavoro sul terreno ghiacciato dell’Artico. Solo ora però, terminati gli studi del fossile, la scoperta è stata resa nota. Gli scienziati del museo che ha compiuto la ricerca e studiato i resti, presumono che essi appartengano al più grande cacciatore oceanico conosciuto.

Soprannominato dai ricercatori “Predatore X”, il colossale rettile marino rappresenta una specie sconosciuta della famiglia dei pliosauri. Benché non fossero i rettili marini più imponenti della preistoria (gli ittiosauri, ad esempio, arrivavano ai 23 metri di lunghezza) i pliosauri erano tra i più aggressivi ed erano caratterizzati da denti acuti e irregolari, corpo idrodinamico, mascelle poderose, e collo corto.

Secondo gli esperti, Predatore X cacciava negli oceani che ricoprivano l’Europa nel periodo Giurassico, circa 147 milioni d’anni fa, quando i dinosauri dominavano le terre emerse. Stando alle stime, la taglia di questo nuovo pliosauro era eccezionale: circa 15 metri di lunghezza (di cui 3 occupati dal cranio, delle dimensioni di un’utilitaria) e un peso attorno alle 45 tonnellate, oltre a una bocca irta di denti lunghi 30 centimetri.

L’enorme mole e l’equipaggiamento offensivo erano potenziati da una straordinaria agilità natatoria. Dotato di quattro poderose pinne, due anteriori e due posteriori, Predatore X utilizzava solo le prime per generare l’energia sufficiente a muoversi sott’acqua. Ma gli studi hanno rivelato che, sfruttando anche la spinta delle pinne posteriori, la creatura sviluppava una propulsione che le permetteva di assaltare le prede. In questo modo si nutriva di molluschi, grossi pesci, e altri rettili marini, senza bisogno di farli a pezzi ma inghiottendoli solo con l’aiuto di testa e collo.

Gli scienziati hanno ricostruito la testa del rettile marino e hanno calcolato la forza delle fauci: una pressione di 15 tonnellate per ogni 6,45 centimetri quadrati. In altre parole, avrebbe potuto stritolare in bocca una piccola automobile.

«Con un cranio di oltre 3 metri ci si aspetterebbe un morso potente ma questo è smisurato» ha affermato il dottor Jørn Hurum, professore associato di paleontologia al museo che ha guidato la spedizione. «È molto più potente del T-rex», ha aggiunto paragonando la forza di Predatore X a quella del temibile dinosauro carnivoro Tyrannosaurus rex.

Difatti è stato calcolato che il morso del rettile marino doveva essere quattro volte più potente di quello del tirannosauro, e circa dieci volte più potente di quello di animali viventi come alligatori, coccodrilli e squali. Come sostengono i ricercatori, l’anatomia e la fisiologia di Predatore X rivelano che siamo alla presenza di una tra le più pericolose creature che abbiano solcato gli oceani.

(stefano corsi - studente del master 2009)

Per saperne di più:

Museo di Storia Naturale di Oslo  

Articolo su New Scientist

La notizia su History Channel

Intervista al dottor Hurum su ABC News

 

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